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La
Montagna profumata Da "D" (La Repubblica delle Donne) - 28 Luglio 1998 - Articolo di Marina Acitelli |
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Tra i campi di zafferano ai piedi
del Gran Sasso, in Abruzzo. Alla scoperta di un Medioevo da film. |
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La più alta è la terra dell'aquila e del
lupo. Poi inizia la terra dell'uomo, metafisiche torri di avvistamento
e castelli che nascono dalla roccia su paesi di pietra, sentieri antichi
e borghi fortificati a guardia delle valli, di Navelli e dello zafferano
e del fiume Tirino, da Castel del Monte a Castelvecchio Calvisio, Rocca
Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Capestrano. Da qui fra mille e quasi
tremila metri di altezza, dai contrafforti meridionali del Gran Sasso,
la "terra lontana del Boccaccio, a poche decine di chilometri da
l'Aquila, la città sognata da Federico II, partiva la transumanza.
E più giù il tratturo, calpestato per mille e più
anni da un fiume vivo di pecore che scendeva, in autunno fino al Tavoliere
delle Puglie, e solo otto mesi dopo, all'inizio dell'estate, tornava sui
pascoli alti. Le pecore, il latte, il formaggio e la lana nera destinata alle uniformi dei militari ed al saio dei religiosi, sono stati la ricchezza di queste terre fino al secolo scorso. "Mio nonno Nicola aveva 800 pecore e 100 capre, io ne ho avute 250, mio figlio ne ha 60", racconta adelchi Salomone che ha 84 anni ed è l'ultimo dei pastori della transumanza. "La transumanza vera, quella che ci volevano quindici giorni per farla a piedi. L'ultima l'ho fatta nel '52, poi sno arrivati i camion e non ci sono andato più". Ai primi del Novecento la grande fuga verso il sogno dell'America, e nel dopoguerra verso Francia e Belgio, ha spopolato i paesi del Gran Sasso. I centri medievali si sono svuotati, l'erba e l'ortica hanno invaso le case all'interno delle cinte murarie. Tutti i segni dell'antica agiatezza dei signori della lana, i portali, le pietre scopite, sono stati velati dal muschio. Poche decine, nei casi più fortunati qualche centinaio di abitanti hanno resistito. Ma vecchi, per lo più. Ed impotenti ad arrestare il declino della pastorizia o l'abbandono dell'agricoltura, che in trent'anni è passata dal cinquanta al dieci per cento degli occupati. E sono nati sempre meno bambini, e le scuole hanno cominciato a chiudere. Poteva essere la fine. E invece, pian piano, da trent'anni qualcosa comincia a cambiare. A chi è rimasto arrivano le rimesse degli emigrati, qualcuno torna per godersi la pensione, attorno ai nuclei storici fioriscono zone residenziali. Nessuno, negli anni '60 e '70 sa impedire la volgarità (fortunatamente limitata) degli infissi d'alluminio sulla pietra antica, dell'asfalto che copre le vecchie vie lastricate, delle insegne al neon nelle piazzette trecentesche. Ma qualcuno comincia ad accorgersi della straordinaria bellezza di questi luoghi. I primi sono "quelli del cinema", e gli inconfondibili fondali di Rocca Calascio e di Campo Imperatore appaiono nelle inquadrature di Trinità, di Lady Hawke e dell'interminabile Piovra. Gli orizzonti sterminati ad appena un'ora e mezza da Roma convincono Liliana Cavani, che viene a girarci il suo Francesco, mentre alla Volkswagen viene assegnato l'Award per lo spot pubblicitario Pecora Nera tutto girato quassù. Sicchè, quest'estate per la prima volta l'amministrazione di Castelvecchio Calvisio e gli altri enti locali hanno promosso Campo Imperatore "set cinematografico naturale", con una mostra di locandine e una rassegna di trenta film e spot ambientati sul Gran Sasso. Perchè negli ultimi anni è successo che i giovani di queste parti, e le amministrazioni, hanno cominciato a capire quale straordinario patrimonio naturale ed artistico sia stato lasciato loro in eredità. Oggi, per di più, c'è il recente Parco Nazionale del GRan Sasso e dei Monti della Laga che, assieme a quello storico d'Abruzzo, a quello Nazionale della Maiella e quello regionale del Velino Sirente, è stato voluto dalla popolazione che ha scelto di vincolare ambientalmente oltre il 36 per cento del territorio regionale. Tutto il Gran Sasso è un immenso residuo fossile della Tetide, l'antico oceano che separava l'Eurasia da Gondwana, ed è un archivio di pietre in cui sono custoditi milioni di anni di evoluzione marina; dove oggi si alzano le montagne un tempo c'eramo fondali oceanici ed isole coralline" dice Silvio Tatoni, geologo e innamorato perso del paese della sua famiglia, Castelvecchio Calvisio. Qualcun altro, seguendo un tam tam sotterraneo al di fuori di rotte turistiche, scopre all'improvviso queste altezze e sceglie di venirci a vivere. Come Paolo Baldi, romano di 38 anni, che faceva la guida nel Sahara d'inverno ed al Polo Nord l'estate, e poi un giorno ha scoperto la fine del mondo nei panorami di Rocca Calascio, una torre castellata del XII secolo a 1500 metri di altitudine. E ci è venuto, unico residente nel borgo abbandonato da oltre cinquant'anni, con la moglie Susanna e tre felicissimi figli. "Gli abitanti del paese di giù, Calascio, mi davano del matto, quando ho comprato un palazzo diroccato e l'ho ristrutturato", ma oggi il palazzo è diventato il Rifugio della Rocca , con bar, ristorante e posti letto per risvegli oltre le nuvole, nel profumo delle rose selvatiche, il canto delle cicale e lo stridio dei falchi. Invece a Castel del Monte, data di nascita attorno al Mille, il Comune ha acquistato otto antiche case abbandonate e ne ha fatto centri-museo di tradizioni e cultura popolare, altre sette sono diventate locande arredate con mobili antichi e affittate ai turisti da cooperative di giovani che gestiscono anche passeggiate a cavallo, escursioni guidate, trekking e, d'inverno, sci di fondo. E che spesso lavorano insieme alle Pro Loco, come a Santo Stefano di Sessanio, antico feudo dei Medici, il paese più integro ed architettonicamente più interessante, patria delle lenticchie nere conosciute dai buongustai di mezz'Europa, o a Capestrano, dominato dal castello del '400, che di notte si rispecchia nel laghetto di Capodacqua. Giù nella valle, guardato a vista da rocche e castelli, il fiume Tirino lambisce San Pietro ad Oratorium, fondato da desiderio, re dei Longobardi; poco distante, Carlo Magno volle lo straordinario oratorio di San Pellegrino a Bominaco con l'azzurro e porpora dei suoi affreschi duecenteschi, mentre sull'altipiano di Navelli si slargano, altre ricchezza secolare di queste zone i filari violetti delle coltivazioni di zafferano. "Che è il migliore del mondo", dice Giovannina Sarra, dell'agiturismo Casa Verde di Civitaretenga. E dev'essere proprio così, se è vero che tanti anni fa perfino John Wayne c'è venuto, dicono, apposta per assaggiarlo... |