UN PEZZO DA 99

Dal mensile "Bell'Italia" - Dicembre 1986 - Articolo di Carlo GALIMBERTI
Antiche mura, Rocca Calascio è uno dei quasi cento castelli o fortilizi in terra d'Abruzzo che purtroppo stanno andando in rovina.A chi va per castelli, in cerca cioè di antiche testimonianze artistiche e storiche, l'Abruzzo è un po' come il paese della cuccagna: non c'è che l'imbarazzo della scelta.

Anzi, volendo si possono organizzare veri e propri itinerari passando da un castello all'altro. Non per niente si racconta che l'Aquila, capoluogo della regione, sia stata fondata nel 1254 con il concorso degli abitanti dei 99 castelli che sorgevano nell'Abruzzo montano; e la tradizione vuole che il numero si sia poi ripetuto nella struttura architettonica e nella simbologia della città: 99 fontane (tra cui una, la più famosa, con 99 cannelle), 99 chiese, 99 piazze e così via. Ed è in ricordo di quella unione di castelli che la campana della torre civica batte, a tarda sera, 99 rintocchi.
Oggi, parte di quei 99 castelli sono perduti: distrutti nel corso dei secoli dalle guerre e dai terremoti, o andati in rovina a causa dell'incuria degli uomini. Ma non pochi sono rimasti, anche se spesso ridotti in pessime condizioni assieme ai borghi che li circondavano. Altri, per fortuna, sono perfettamente conservati ed attivamente inseriti nella vita artistica e culturale della regione.
Questo, purtroppo, non è il caso di Rocca Calascio, un centro che dista poco più di 30 chilometri dall'Aquila, e che costituisce uno degli esempi più singolari di quella catena di insediamenti militari - castelli, rocche, torri - voluta dall'imperatore Federico II nel quadro di un vasto sistema di sorveglianza rivolto a evitare e reprimere ribellioni locali.
Particolarmente suggestiva è la Rocca, posta alla sommità della montagna, a 1460 metri di altitudine, con le sue quattro torri rotonde ai lati, sorgenti direttamente dalle rocce, e la parte centrale che, pur sbrecciata, risulta ancora imponente.
Ai piedi della costruzione, l'antico borgo di Rocca Calascio completamente abbandonato, mentre il centro attuale, Calascio, con circa 300 abitanti è alla base del monte a circa 1210 metri d'altezza.
Gli studiosi mettono in rilievo la singolarità di questa rocca rispetto agli altri castelli o insediamenti difensivi della zona. Mentre infatti i castelli servivano anche come rifugio degli abitanti del borgo in caso di pericolo, per cui erano sempre a breve distanza dal centro abitato e facilmente raggiungibili, la Rocca di Calascio deve essere stata eretta con intendimenti diversi. Anzitutto l'antico paese - che pure doveva servire di base al fortilizio - era distante dalla Rocca, non facilmente né rapidamente guadagnabile. Poi, la superficie abitabile della Rocca risulta decisamente ridotta, inadatta cioè ad accogliere una popolazione in fuga ma in grado di ospitare al massimo una guarnigione nemmeno troppo numerosa. Se ne deduce che la Rocca - anche perché costruita in vetta, mentre i castelli-recinti della zona sorgevano a mezza costa - avesse, più che una esigenza difensiva, un compito esclusivamente di avvistamento, dominando un territorio vastissimo, per buona parte deserto.
La storia di rocca Calascio è comunque ancora tutta da scrivere: studi sul territorio sono in corso da parte dell'università dell'Aquila assieme all'Ecole Francaise. "E' un libro aperto di storia" dice il professor Alessandro Clementi, docente all'Aquila di storia del Medioevo, "una lettura interessante a livello archeologico e storico". Ma intanto ricorda che qui, nella zona di Calascio, vi fu la prima rivolta contadina d'Italia, nel 784, quando la gente, stanca di soprusi e balzelli, si ribellò al dominio dei monaci: Calasio faceva part di un territorio di natura feudale e si inseriva tra i domini del monastero di San Vincenzo in Volturno.
E' probabilmente su questo primo nucleo dell'VIII secolo che si innesta, in seguito, il complesso di Rocca Calascio, con il fortilizio ed il borgo fortificato. Il nodo difensivo principale nasce attorno al secolo XIII con la funzione di torre isolata, alla quale si aggancia successivamente la cortina muraria del recinto, interrotta da torrioni circolari. Ai piedi di questo organismo che soltanto ad un primo esame può sembrare edificato in modo casuale: in effetti, studiandolo con attenzione, rivela un preciso disegno difensivo quasi a formare, assieme alla Rocca, un unico complesso fortificato. Nel borgo, il tipo di casa ricorrente è la cosiddetta "casa a torre" a tre o quattro piani con sviluppo verticale: una caratteristica che ripropone la funzione di difesa ed avvistamento. Il borgo aveva una cinta muraria che si sviluppava sul lato nord per circa 300 metri, sul lato sud per circa 400, racchiudendo nel perimetro un'area di circa 43mila metri quadrati. Il lato nord contava anche su tre torri di fiancheggiamento, una rettangolare e due circolari, mentre alla sommità del monte si agganciava un bastione. Al vertice, ecco la Rocca che sembra emergere dallo strapiombo roccioso. A pianta quadrata, ha dimensioni ridotte, e si sviluppa attorno ad una probabile preesistente torre quadrata di circa dieci metri per lato. Assai semplice la sua ripartizione interna a quattro vani di cui quello al piano terreno voltato in muratura, glia altri coperti in legno. Le torri d'angolo erano divise all'interno in due piani; la cortina di collegamento tra i torrioni presentava un coronamento costituito da merli ghibellini con feritoie alternate.
Dopo essere stato dominio dei monaci volturnensi, nel secolo XIV Rocca Calascio divenne possedimento di Leonello Acclozemora; poi, nel 1463, feudo dei Piccolomini, passando, come tanti altri centri della zona, ai Medici dal 1579. Ha come stemma uno scudo con una fascia orizzontale e l'immagine di San Nicola di Bari, cui è intitolata la chiesa parrocchiale. Quantitativamente modesto, ma di indubbio interesse, il patrimonio artistico del piccolo centro. Al margine del borgo abbandonato sorge la chiesa rinascimentale dedicata alla Madonna della Pietà: è del tipo, non raro in Abruzzo, con struttura prismatica, coperta a cupola o a tetto (questa è a tetto), si impianto ottagonale. Il tempio fu probabilmente costruito alla fine del 1500: la tradizione vuole che sia stata eretto in segno di devozione alla Madonna dalle popolazioni di Calascio e Santo Stefano nel punto in cui venne sconfitta una famigerata banda di briganti.
In Calascio, la chiesa parrocchiale ha un semplice portale cinquecentesco, un San Nicola su tela di Giulio Cesare Bedeschini, statue in terracotta del '600 (Madonna col Bambino e San Nicola), confessionali e fonte battesimale del '700, alcune tele di Teofilo Patini. Quadri di Giulio Cesare Bedeschini anche nel convento di Santa Maria delle Grazie, dove sono inoltre ciborio e candelabro in legno intagliato, del '600.
In questi anni c'e' il timore che anche l'attuale centro, così come avvenne secoli or sono per il borgo a monte, venga gradualmente abbandonato: aveva 883 abitanti nel 1951, 616 nel 1961, 448 nel 1971, oggi ridotti, s'è già detto, a circa 300. Continua insomma la tendenza all'emigrazione, a causa delle scarse risorse locali. Per questo c'è un progetto di rilancio turistico, ma soprattutto di restauro di Rocca Calascio, finalmente considerato un bene culturale dell'intera comunità, e come tale meritevole di un intervento volto al completo recupero.