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L'uomo non s'insedia nell'Appennino ad altezze molto elevate: rari vi sono i villaggi permanenti che superano i 1300 m., rarissimi quelli che superano i 1400. Si trovano quasi tutti nell'Appennino centrale,e nella maggior parte dei casi, non isolati, ma disposti a gruppi attorno a quegli altipiani carsici che si aprono nei monti calcarei di questa sezione dell'Appennino, di cui costituiscono una caratteristica, sopratutto nella sezione abruzzese: questi altipiani infatti offrono le maggiori aree suscettibili di sfruttamento. I paesi non si sono fissati sul fondo delle conche, ma ai margini, in genere sulle pendici dei monti che le chiudono, per sfuggire all' umidita' e per non sottrarre delle aree al gia' ristretto spazio sfruttabile. Sono sedici i paesi dell' Appennino Centrale che superano i 1300 metri; di essi quattordici (fra cui quattro superano la quota di 1400m.) si trovano nell' Abruzzo proprio, la regione ove i piani carsici hanno il maggiore sviluppo, uno nel Molise e uno nell' Umbria. All' estremita' settentrionale dell' Abruzzo montano, nei Monti della Laga, sui margini dei bacini che costituiscono la Regione Torbifera (circa 1300 m.s.m.), tre paesi, tutti appartenenti al comune di Campotosto, sorpassano i 1300 m.:il capoluogo (1025 ab. nel 1921, 1425 m.s.m.), Poggio Cancelli (360 ab., fino a 1350 m.s.m.), Mascioni (980 ab., 1400 m.s.m.). Nella parte centrale dell' Abruzzo montano e' l' altipiano di Rocca di Mezzo-Ovindoli che ha determinato il fissarsi di sedi umane ad altezze molto elevate: nell' altipiano di Rocca di Mezzo propriamente detto (1250-1300 m.) Rocca di Cambio, capoluogio del comune omonimo (820 ab., 1434 m.s.m.), e Rocca di Mezzo, capoluogo del comune omonimo (1601 ab. 1329 m.s.m.); nell' altipiano di Ovindoli ( 1350-1400 m.s.m.) il paese di Ovindoli, capoluogo del comune omonimo (1326 ab., 1375 m.); a dominio della strettoia per la quale i due altipiani comunicano fra loro, il paesetto di Rovere (422 ab., 1432 m.s.m.), compreso nel territorio del comune di Rocca di Mezzo. Nella regione sud orientale del gruppo del Gransasso, in una chiostra montuosa dominata dalla cima del Monte Capo di Serre, si trova il grosso paese di Castel del Monte (2903 ab., 1310 m.s.m.) e a circa 5 km. a SE di esso, sulla cima di un colle alle cui falde si adagia il paese di Calascio si raggruppano le case del povero paese di Rocca Calascio (44 ab., 1464 m.s.m.), anche in questa zona si apre una serie di conche carsiche, Nell' estremita' sud-orientale dell' Abruzzo montano e' ancora la presenza  di tutto un sistema di altipiani aprentisi a una quota di 1200-1300 m. ( Piano delle Cinquemiglia, il Prato, Quarto Grande, Quarto S. Chiara, Quarto Barone) che ha richiamato gli insediamenti umani a grandi altezze. I piu' elevati sono: Rivisondoli, capoluogo del comune omonimo ( 1325 ab.; le sue case si spingono fino a 1350 m.), e Pescocostanzo, capoluogo del comune omonimo ( 1739 ab., tocca la quota di 1380 m.). Degli altri tre paesi abruzzesi superiori a 1300 m. due si trovano nell' alta valle del Sangro, cioe' Pietransieri (467 ab., 1359 m.s.m.), appartenente al territorio del comune di Castel di Sangro, e Gamberale( l' unico compreso nella provincia di Chieti, mentre tutti gli altri appartengono a quella dell' Aquila), capoluogo del comune omonimo ( 518 ab., 1343 m.s.m.) Infine l' ultimo dei centri abruzzesi che sorpassano i 1300 m., Casamaina (298 ab., 1398 m.s.m.) ci potra nella parte centrale dell' Abruzzo ,montano, nel comune stesso dell' Aquila, all' estremita' NO della catena del M. Sirente. Fino a non molto tempo fa, l' Abruzzo contava un altro paese che superava i 1300 m. (1435), Gioia Vecchio; ma, distrutto dal terremoto del 1915, non e' piu' risorto come villaggio permanente; le sue rovine si vedono tuttora presso il Valico che dal bacino del Fucino conduce nell' alta valle del Sangro. Il Molise conta un grosso paese superiore a 1400 m.: Capracotta (2812 ab., 1421 m.s.m.), posto su di un colle volto alla valle del Sangro, tra il M. Capraro e il M. Campo. Nell' Umbria giunge alla quota di 1453 m. il paese di Castelluccio di Norcia, appartenente al territorio del comune di Norcia; esso deve la sua esistenza alla presenza di un vasto piano carsico, il Piano Grande (circa 1280 m. ), e sorge sul cocuzzolo di un monte che si eleva sul piano stesso. Ma il primato in altezza fra i paesi  di tutto L' Appennino spetta a un paese della sezione settentrionale della catena: San Pellegrino. Questo ha peraltro un origine del tutto particolare: e' sorto a ben 1520 m. sulle pendici dell' Alpe di S. Pellegrino, nel territorio del comune di Castiglione di Garfagnana, come localita' di villeggiatura. Infatti d' inverno non ospita per ora che pochissimi abitanti (20 secondo il censimento del 1921). Prima che si formasse questo nuovo centro il primato in altezza fra i paesi di tutto l' Appennino spettava dunque a quello abruzzese di Rocca Calascio: ora esso conserva il primato fra quelli dell' Appennino Centrale. Le grigie case di Rocca Calascio si arrampicano ai piedi delle pittoresche rovine di un' antico castello, sulla cima di un monte, alle falde del quale si adagia il paese di Calascio (fino a circa 1300 m.), capoluogo del comune omonimo del quale Rocca Calascio costituisce una frazione), sorto la' dove un' altro monte assai piu' basso del primo si avvicina a quello coronato dalla Rocca formando come una stretta fra due conche carsiche. Le casette di Rocca Calascio non si dispongono tutto intorno alla cima del monte a formare un tipico centro di cocuzzolo, ma si raggruppano sul versante volto a mezzogiorno, in cerca di sole. Il monte,quasi dovunque nudo e sassoso, presenta pendii ripidi eccetto che a NO dove continua, attraverso un' insellatura, nel M. delle Croci (1476 m.); verso N forma un costone roccioso, dal quale declina con piu' dolce pendio in una valletta sul cui fodo si rifugiano alcuni campi coltivati. Dove oggi una cinquantina di abitanti stentano una vita grama, tagliati fuori dalle comunicazioni,in una regione arida e impervia, nel Medioevo e nei primi tempi dell' eta' moderna viveva una popolazione ben piu' numerosa, rifugiatasi probabilmente lassu' per godere di una posizione naturalmente forte, all' ombra di un potente castello. La piu' antica notizia che si ha su Rocca Calascio è assai probanbilmente quella riportata dall' Antinori nella sua Corografia Storica degli Abruzzi ( volume XXXVIII pag 215 del manoscritto esistente nell' Archivio Provinciale dell' Aquila), che si riferisce al 1380 e che ricorda Rocca Calascio come una delle cinque terre della Baronia di Carapelle. Quali siano state, nelle grandi linee,dal sec. XVI in poi, le vicende demoografiche di Rocca Calascio ce lo mostrano i dati dell numerazioni dei fuochi. Secondo la numerazione del 1561 "Rocca de Calascio" contava 201 fuochi, cioè una popolazione pari a circa due terzi di quella del sottostante paese di Calascio,cui vennero attribuiti dalla medesima numerazione 339 fuochi, mentre oggi Calascio ha una popolazione ben 21 volte maggiore di quella della Rocca. La popolazione di Rocca Calascio rimase stazionaria nella seconda metà del secolo XVI: la numerazione del 1595 le assegnò 203 fuochi, mentre quelli di Calascio sarebbero saliti da 339 a 362. Il secolo XVII segna una forte diminuzione della popolazione per ambedue i paesi: la numerazione del 1648 attribuisce 180 fuochi a Rocca Calascio e 237 a Calascio. Dati più precisi ho potuto ricavare dalla numerazione del 1663, che ho trovato manoscritta nell' Archivio di Napoli. Da essa risulta che nel luglio di quell' anno(la numerazione fu eseguita nei giorni 25 e 26) vivevano a Rocca Calascio 495 ab. distribuiti in 148 famiglie (1); ma i fuochi tassati o fuochi liquidi, cioe' non computate le vedove, i sessagenari, i preti, ecc., furono nella medesima numerazione 130; questa cifra si puo' paragonare con quella delle numerazioni precedenti, per le quali appunto si possiede solo questo dato riassuntivo: ne risulta, dal 1648 al 1663, una diminuzione  di ben 50 fuochi. Gli abitanti di Rocca Calascio vivevano, sempre secondo i dati della numerazione del 1663, tutti riuniti nel paese: la "fede delle massarìe" dice. " in questa nostra terra e suo territorio non vi sono massarìe che vi siano habitationi". Il paese era cinto di mura e aveva due porte: fuori di quella meridionale vi era un "poco di borgo" nel quale vivevano 43 delle 148 famiglie della Rocca. La numerazione registra ancora la presenza di ben 20 " case vacue". Dalla medesima numerazione del 1663 risultano per Calascio 647 ab. in 180 famiglie; i fuochi liquidi furono 155, con una diminuzione dunque, dal 1648, di ben 82 fuochi. La fortissima diminuzione segnalata nel corso del secolo XVII non rappresenta peraltro che un caso particolare di un fenomeno che interessò tutto l' Abruzzo, e di cui la causa va probabilmente cercata nelle tristi condizioni del tempo e nei vuoti prodotti dalla pestilenza (il titolo della numerazione del 1663 dice, per Calascio come per la Rocca, " terra che ha patito il contagio" e dai terremoti. Anzi Rocca Calascio mostra in questo periodo vitalità maggiore del paese sottostante, se la sua popolazione diminuì con ritmo meno accelerato, forse perchè le giovò la posizione naturalmente forte e isolata. Ma le sorti mutano in seguito: mentre a Calascio, come nell' Abruzzo in genere, la popolazione è di nuovo in aumento alla fine delsecolo XVII e nel secolo XVIII ( 1200 ab. gli attribuisce Lorenzo Giustiniani (1) alla fine del secolo XVIII), a Rocca Calascio essa continua a diminuire con ritmo molto rapido: secondo una numerazione del 1748 il paese non contava infatti che 56 fuochi, e alla fine del 1700 il Giustiniani non gli attribuiva più che un centinaio di abitanti. Nel secolo XIX si ha un arresto di questa precipitosa discesa: la popolazione di Rocca Calascio accenna anzi a un aumento,sia pure lievissimo: 111 abitanti le attribuiva G: Del Re(1) nel 1830; 121 glie ne assegna il censimento del 1871, 130 quello del 1901. Ma con il secolo XX si ha una nuova rapida discesa: Il censimento del del 1911 attribuisce a Rocca Calascio soltanto più 67 ab.(16 famiglie), quello del 1921, 44 ( 10 famiglie). Questa diminuzione al principio del secolo XX è però un caso particolare di un fenomeno che interessò molte parti dell' Abruzzo; anche a Calascio infatti la popolazione diminuì già fin dagli ultimi anni del sec. XIX (1739 ab. nel 1871, 1631 nel 1901, 1257 nel 1911, 1061 nel 1921). Questa volta fu l' emigrazione la causa precipua di tale diminuzione, e naturalmente il fenomeno assunse proporzioni maggiori nei paesi più poveri. E tra i poverissimi è certo Rocca Calascio, per il quale non è perciò da sperare un avvenire molto migliore, anche ora che la fase acuta del fenomeno è cessata; la diminzione si è di nuovo arrestata per forza di cose ( da indagini personali mi risulta che vivono attualmente a Rocca Calascio una cinquantina di persone), ma non è necessario il miraggio delle ricchezze che molti emigranti credevano di trovare oltre mare per attirare fuori del loro paese gli abitanti del misero borgo: a Calascio la vita è già assai migliore che alla Rocca, e d'altra parte i campi posseduti dagli attuali abitanti di quest' ultima possono con non maggiore, anzi talvolta con minor fatica, essere raggiunti dal capoluogo, nè vicino alla Rocca vi sono pascoli che possano determinare un intenso sviluppo della industria armentizia. La grande maggioranza degli abitanti di Rocca Calascio emigrò in America, poi in Francia, e, dentro i confini del Regno, in Puglia; altri si sono trasferiti in Aquila, altri ancora sono scesi a Calascio. Mi risulta che anche in questi ultimi mesi una famiglia composta di due membri (marito e moglie) si è trasferita nell' Aquila. Che Rocca Calascio sia un paese depauperato dall' esodo de' suoi abitanti lo mostra anche l' esame della composizione numerica delle undici famiglie che attualmente vi abitano: tre di esse sono costituite da due sole persone (marito e moglie); una da una donna sola (il cui marito è in Francia); una da tre persone (marito, moglie e un figlio); un' altra da quattro ( marito, moglie, un figlio e il padre del capofamiglia): cioè più della metà delle famiglie contano un numero di persone inferiore alla media. Le altre famiglie sono composte: tre da cinque, una da nove e un' altra infine da undici persone. Lo stesso numero di abitanti rimane a Rocca Calascio d' inverno e d' estate. Anche l' aspetto del paese mostra chiaro che esso dovette essere più popolato, non solo in un passato remoto, ma anche in uno assai prossimo: vi sono parecchie case abbandonate dai proprietari, alcuni dei quali le hanno cedute in affitto a gente del paese e ora sono adibite a pagliaio. Come stalla e pagliaio è utilizzata anche l' antica casa parrocchiale. Fino al 1823 Rocca Calascio costituiva una parrocchia autonoma sotto il titolo di S. Maria delle Grazie, ma in quell' anno venne, per decreto reale, aggregata all' Arcipretura di Calascio; però fino a una ventina di anni fa continuò a risiedervi un sacerdote. Ora la chiesa suddetta si apre di rado per le funzioni. S. Maria delle Grazie non è la sola chiesa di Rocca Calascio; presso l' ingresso del paese trovasi una chiesetta in rovina, S. Francesco (statua in legno e affreschi); un' altra chiesa che ha una curiosa forma ottagonale, trovasi fuori dal paese presso le rovine del castello;e una quarta, di cui si vedono tuttora le rovine, faceva parte delle costruzioni del castello. Rocca Calascio si può raggiungere da Calascio(che si trova sulla strada carrozzabile Barisciano -Castel del Monte, percorsa da un servizio automobilistico in partenza dall' Aquila) attraverso una mulattiera; questa molto spesso in inverno per la neve non è praticabile: allora i ragazzi della frazione non possono recarsi alla scuola, che è sita in Calascio, le comunicazioni fra il capoluogo e la Rocca rimangono sospese e i pochi abitanti sperduti in quella forzata solitudine si rifugiano nelle stalle, presso il bestiame, in cerca di un po' di calore. Essi consumano allora le provviste che hanno fatto nell' autunno, integrando con qualche acquisto i loro magri prodotti, cioè grano, granturco, lenticchie, patate, foraggi e anche olive e vino, frutto di campi situati a quote molto più basse del paese (arrivano fin vicino la conca di Ofena). Per i trasporti e come animali da lavoro sono utilizzati i muli; quando il paese era più popolato si tenevano anche dei bovini, ora non più, perchè sono troppo costosi. L' allevamento ovino assume qui carattere particolare: le pecore d' inverno, anzichè essere condotte al piano, sono tenute nella stalla e portate fuori soltanto se vi è qualche bella giornata: d' estate, poichè intorno al paese non vi sono pascoli sufficienti, ciascuna famiglia affida, dietro tenue compenso, le pecore a un pastore, che è della Rocca, affinchè le porti ai pascoli (si calcolano circa 200 pecore in tutto il paese). Si alleva qualche maiale e pollame. Presso il paese vi è una diecina di aie. L' acqua è fornita da un serbatoio situato un po' in basso verso Calascio, ma le case sono provviste di cisterne, poichè una volta l' acqua si raccoglieva solo con questo mezzo ( gia' la numerazione  del 1663 ci informa che in quasi tutte le case vi erano cisterne di acqua piovana, perché due sorgenti, distanti dal paese " circa un miglio", non  "danno le bastanze". Le case, poichè sono costruite sul ripido pendio, appaiono, viste dal basso, alte e coi muri allargati alla base a guisa di bastioni ( nelle notizie che ci fornisce la numerazione del 1663 si legge " è luoco serrato parte con muraglia et parte con le muraglie delle medesime case"), mentre hanno posteriormente una facciata molto più breve; le finestre piccole e i muri molto grossi dinotano lo studio di ripararsi dal freddo. Una casa che ho potuto visitare internamente e che certo ripete un tipo comune anche alle altre, è così composta: un piano medio con due ingressi esterni, costituito dalla cucina e da tre stanze; sopra a questo il pagliaio; sotto il piano di abitazione la stalla, che comunica con l' interno, ma che ha pure una porticina verso l' esterno. Ogni famiglia ha a disposizione almeno una casa. Le notizie che ho esposto in questo breve articolo su Rocca Calascio, ho potuto attingere direttamente sul luogo, avendo avuto occasione di recarmici nella scorsa estate.

CLAUDIA MERLO